Mega Upload era già da tempo nel mirino del governo USA e qualche giorno fa l'FBI ha colpito: Megaupload è stato chiuso e come lui, i fratelli Megavideo e Megaporn. Gli investigatori federali americani hanno sequestrato i server su cui si appoggiava uno dei più noti servizi di file hosting e hanno arrestato anche alcuni dei gestori.In manette sono finiti Kim Schmidz (noto anche come Kim Doctom), fondatore di Megaupload, e altre tre persone: le accuse che pendono su di loro vanno dalla violazione del copyright al riciclaggio di denaro sporco e possono costare loro sino a 60 anni i carcere. Secondo le accuse, l'attività di Megaupload sarebbe costata ai detentori del copyright oltre 500 milioni di dollari di danni, mentre i ricavi per i gestori (dovuti alla pubblicità e agli abbonamenti premium) ammonterebbero a oltre 175 milioni.
L'operazione che ha portato all'arresto di Kim Doctom e degli altri è stata condotta dall'FBI in ccollaborazione con le polizie di diverse nazioni: il fondatore risiede infatti in Nuova Zelanda, ma le indagini si sono estese anche a Germania, Olanda, Regno Unito, Canada, Australia, Hong Kong e Filippine. In Megaupload non si trovava soltanto materiale pirata: il servizio era utilizzato anche per condividere materiale perfettamente legale e, molti dei 150 milioni di utenti registrati utilizzavano il servizio come unico mezzo per condividere il proprio lavoro.Ora tutti questi file legali sono inaccessibili, mentre la MPAA festeggia la chiusura di un servizio che avrebbe ospitato, quasi unicamente materiale pirata.
Recentemente Megaupload ha ottenuto il sostegno di diversi artisti che si sono prestati per creare la cosiddetta Megaupload song, intorno alla quale è nato un "caso" per via delle rimozioni subite dal brano ogni volta che veniva caricato su YouTube. Al sequestro, la comunità degli hacker di Anonymous ha reagito con una serie di attacchi di tipo denial service.
























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